Istanbul, crocevia del mondo: torna il Forum Economico Eurasiatico di Verona

Tra Europa e Asia, sulle rive del Bosforo, la metropoli turca accoglie nuovamente il Forum Economico Eurasiatico di Verona. Oltre trenta Paesi, istituzioni e imprese si incontrano in una città che da secoli fa del dialogo tra mondi diversi la propria identità.

Ci sono città che appartengono a un Paese e altre che sembrano appartenere al mondo. Istanbul è una di queste.

Distesa tra due continenti, attraversata dal Bosforo e sospesa tra Oriente e Occidente, la metropoli turca torna a essere il palcoscenico del Forum Economico Eurasiatico di Verona, che a un anno di distanza sceglie ancora la Turchia per proseguire quel dialogo internazionale che rappresenta la sua stessa ragion d’essere.

Una scelta dal forte valore simbolico. Perché poche città come Istanbul raccontano, anche attraverso la propria geografia, la possibilità di avvicinare ciò che appare distante. Minareti e skyline contemporanei, palazzi ottomani e nuovi distretti finanziari, mercati secolari e grandi infrastrutture internazionali convivono in una capitale economica che ha trasformato la propria posizione tra Europa e Asia in una straordinaria vocazione all’incontro.

Ed è proprio qui che personalità provenienti da oltre trenta Paesi si ritrovano per discutere il futuro delle relazioni economiche internazionali, dei commerci e dei nuovi equilibri globali. Accanto a una significativa presenza istituzionale e imprenditoriale turca, il Forum registra quest’anno anche la partecipazione, per la prima volta nei suoi diciannove anni di storia, di rappresentanti degli Stati Uniti, insieme alla Russia, tradizionalmente presente.

Un mosaico di interlocutori differenti che ribadisce l’ambizione dell’appuntamento: offrire uno spazio aperto al confronto, oltre le appartenenze geopolitiche e ideologiche.

Istanbul, la città dove i mondi si incontrano

«Alla scelta di Istanbul, facilmente raggiungibile e con un aeroporto tra i più connessi d’Europa, si aggiunge il ruolo sempre più tangibile della Turchia», sottolinea Antonio Fallico, Presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia.

I numeri raccontano un Paese diventato uno snodo essenziale delle relazioni economiche internazionali. Nel 2025 gli scambi con l’Unione Europea hanno raggiunto 217,6 miliardi di euro, mentre Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna figurano tra i principali mercati di esportazione. Parallelamente Ankara mantiene relazioni strategiche con Cina e Russia e continua ad ampliare la propria presenza nei grandi tavoli multilaterali.

Ma per comprendere fino in fondo la centralità turca non bastano le statistiche.

Bisogna guardare una carta geografica. Istanbul e la Turchia occupano uno dei punti più sensibili e affascinanti del pianeta: Mediterraneo, Mar Nero, Balcani, Caucaso e Medio Oriente sembrano convergere qui. Una posizione che nei secoli ha generato commerci, contaminazioni culturali e imperi e che oggi torna ad assumere un peso decisivo nella ridefinizione delle rotte economiche e diplomatiche.

La Turchia appartiene alla NATO, dialoga con l’Europa e allo stesso tempo coltiva rapporti con Russia, Cina, India e con le principali economie emergenti. È questa capacità di muoversi tra interlocutori differenti che, nella lettura proposta dal Forum, ne fa uno dei laboratori più interessanti del nuovo scenario multipolare.

La geografia torna protagonista

Il Forum guarda infatti a un mondo nel quale la geografia sta tornando a determinare economia e politica.

Le tensioni commerciali, i conflitti e le crisi internazionali incidono sulle rotte marittime, sull’energia, sugli investimenti e sulle catene di approvvigionamento. Mediterraneo, Golfo Persico, Mar Nero e Asia Centrale non sono più territori lontani dalle nostre economie, ma parti di una stessa grande mappa interconnessa.

In questo scenario assumono crescente importanza realtà come i BRICS, la Shanghai Cooperation Organization e l’Unione Economica Eurasiatica. Organismi differenti per natura e obiettivi, ma che testimoniano l’emergere di nuovi centri di influenza economica e politica.

Il Forum interpreta questa trasformazione come il passaggio verso un sistema internazionale caratterizzato non più soltanto da grandi blocchi contrapposti, ma da una pluralità di attori capaci di difendere interessi propri, stringere alleanze variabili e costruire nuovi corridoi commerciali.

Ed è forse proprio Istanbul la metafora più efficace di questo cambiamento.

Da sempre abituata a vivere tra mondi diversi senza appartenere completamente a uno solo, la città possiede una naturale vocazione alla mediazione. Il Bosforo non appare allora come una linea che separa, ma come un nastro d’acqua che mette in comunicazione continenti, culture e mercati.

Il viaggio come forma di dialogo

C’è anche una dimensione profondamente legata al viaggio in un appuntamento internazionale come questo.

Perché turismo, trasporti, commercio e cultura condividono la stessa necessità: mantenere aperte le connessioni.

Ogni volo che unisce due città, ogni nave che attraversa un mare, ogni impresa che entra in un nuovo mercato e ogni viaggiatore che incontra una cultura diversa contribuiscono, su scale differenti, a costruire relazioni.

Istanbul lo racconta da secoli. Dal Grand Bazaar alle rive di Karaköy, dai traghetti che attraversano quotidianamente il Bosforo alle cupole che disegnano il profilo di Sultanahmet, tutto qui sembra parlare di passaggi, scambi e incontri.

Ed è in questa cornice che il Forum lancia il proprio messaggio soprattutto al mondo imprenditoriale: riportare l’economia reale, la cooperazione e il benessere delle persone al centro delle relazioni internazionali.

Una visione che Antonio Fallico definisce attraverso un’espressione particolarmente evocativa: “la genuina missione umanistica della diplomazia del business”.

Per qualche giorno Istanbul diventa così qualcosa di più della città che unisce Europa e Asia. Diventa il luogo nel quale immaginare che, anche in una stagione internazionale complessa, sia ancora possibile sedersi allo stesso tavolo.

E forse non poteva esserci scenario migliore.

Perché osservando al tramonto i battelli attraversare il Bosforo, mentre l’Europa resta su una riva e l’Asia comincia sull’altra, Istanbul continua a ricordare al mondo una verità semplice: le distanze esistono, ma i ponti possono sempre essere costruiti.

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