Teatro Ambra Jovinelli: Migliore

La seduzione del male raccontata con lucidità e ironia.

DAL 21 GENNAIO AL 1 FEBBRAIO 2026
C’è una linea sottile, quasi impercettibile, che separa la normalità dalla caduta. Migliore la percorre tutta, senza sconti né consolazioni, raccontando la storia comica e terribile di Alfredo Beaumont, un uomo qualunque che, dopo un incidente di cui si sente responsabile – e dal quale verrà assolto – precipita in una crisi profonda. È il punto di rottura. È l’inizio di una trasformazione.

Alfredo diventa “cattivo”. Non per scelta ideologica, ma per una lenta e inesorabile mutazione interiore. E qui avviene il paradosso più inquietante: proprio mentre perde scrupoli, empatia, rispetto per gli altri, la società comincia a premiarlo. Le porte si aprono una dopo l’altra. La carriera accelera, il successo arriva, le donne lo desiderano, i mali si dissolvono, le paure svaniscono. Come se il cinismo fosse una cura. Come se la spregiudicatezza fosse una virtù.

Migliore è una lente spietata sui nostri tempi. È il racconto di un mondo che confonde il successo con l’arroganza, l’efficienza con il disprezzo, la forza con la mancanza di coscienza. Un mondo in cui chi calpesta gli altri avanza più velocemente, e chi viene calpestato abbassa lo sguardo. Peggio: resta affascinato.

Con un linguaggio brillante, ironico e dolorosamente lucido, la storia smaschera il meccanismo perverso che trasforma l’assenza di etica in potere, la durezza in carisma, l’indifferenza in leadership. Alfredo Beaumont non è un mostro: è uno specchio. E proprio per questo fa paura.

Perché Migliore non parla solo di lui. Parla di noi. Delle volte in cui abbiamo ammirato chi non lo meritava. Delle volte in cui abbiamo lasciato passare, in silenzio, chi avanzava senza rispetto. È una storia che diverte e ferisce, che fa ridere e riflettere, che inchioda lo spettatore a una domanda scomoda: e se il mondo premiasse davvero i peggiori?

Un racconto necessario, attuale, disturbante.
Una storia che resta addosso.
Perché, oggi più che mai, essere “migliori” potrebbe non significare essere migliori davvero.

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