Sotto la superficie, il futuro: l’Italia scopre il valore della sua economia blu

C’è un’Italia che cresce lontano dagli sguardi, nascosta sotto la superficie del mare. Un universo fatto di ricerca, tecnologia, innovazione e competenze altamente specializzate che oggi emerge con numeri destinati a cambiare il modo di guardare al nostro patrimonio marittimo. È la dimensione subacquea italiana, protagonista del primo Rapporto Nazionale dedicato all’Underwater Economy, presentato a Roma nell’ambito del Blue Forum 2026.

Per un Paese che vanta quasi 8.000 chilometri di coste e un legame millenario con il Mediterraneo, il mare non rappresenta soltanto una risorsa naturale o una destinazione turistica d’eccellenza. È un motore industriale, scientifico e strategico capace di generare valore, occupazione e innovazione.

Il dato più sorprendente racconta una crescita straordinaria: il valore dei prodotti e dei sistemi riconducibili alla dimensione subacquea è passato da 1,1 a 3,5 miliardi di euro in meno di dieci anni, segnando un incremento del 216%. Numeri che testimoniano la nascita di un comparto destinato a diventare uno degli asset più importanti della Blue Economy nazionale.

Dietro questo risultato operano 189 imprese altamente specializzate, che impiegano oltre 63.000 professionisti, generano 30,5 miliardi di euro di fatturato e producono 7,3 miliardi di valore aggiunto. Un ecosistema dove il capitale umano rappresenta uno dei principali fattori competitivi: quattro addetti su dieci sono laureati, una percentuale quasi doppia rispetto alla media dell’industria manifatturiera italiana.

L’innovazione è il vero cuore pulsante di questo settore. Le aziende censite detengono oltre 12.600 brevetti, molti dei quali legati alle tecnologie più avanzate del Deep Tech e della transizione energetica. Dalla robotica sottomarina ai veicoli autonomi, dal monitoraggio ambientale ai sistemi di sorveglianza, passando per le infrastrutture energetiche offshore e la protezione dei cavi sottomarini, l’Italia dimostra di possedere competenze di assoluta eccellenza riconosciute anche a livello internazionale.

Quella raccontata dal Rapporto non è soltanto una fotografia economica. È il ritratto di un Paese che guarda al mare con una visione nuova, dove sicurezza, sostenibilità, ricerca scientifica e sviluppo industriale convivono in un equilibrio sempre più strategico.

Le tecnologie subacquee, infatti, saranno determinanti anche per la tutela degli ecosistemi marini, il monitoraggio dei cambiamenti climatici, la salvaguardia della biodiversità e la conoscenza dei fondali, contribuendo a costruire un modello di sviluppo che valorizza il patrimonio naturale senza comprometterne gli equilibri.

La presentazione del Rapporto, promossa dall’Intergruppo Parlamentare per l’Economia del Mare nell’ambito del Blue Forum, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della Marina Militare, del mondo accademico e dell’industria, confermando come la dimensione subacquea sia ormai considerata una delle nuove frontiere strategiche del sistema Paese.

Per il turismo, questo scenario apre prospettive altrettanto affascinanti. La crescente conoscenza degli ecosistemi marini, l’innovazione applicata alla ricerca oceanografica, la valorizzazione del patrimonio sommerso e la diffusione di tecnologie dedicate alla tutela del mare rappresentano nuove opportunità per sviluppare un’offerta esperienziale sempre più sostenibile e di qualità. Dai parchi archeologici subacquei alle immersioni scientifiche, dai percorsi dedicati alla biodiversità marina fino ai centri di ricerca aperti al pubblico, il mare italiano si prepara a raccontare nuove storie, trasformando l’innovazione in cultura e il patrimonio sommerso in un’esperienza di viaggio.

Perché il futuro dell’Italia, oggi più che mai, non guarda soltanto all’orizzonte. Guarda anche in profondità.

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