Piemonte, l’eredità di Antonelli diventa una rete culturale che unisce territori e identità

Al Salone Internazionale del Libro di Torino prende forma una nuova geografia culturale del Piemonte: un viaggio tra architettura, memoria e territori nel nome di Alessandro Antonelli

C’è un Piemonte che si scopre lentamente, attraversando borghi, cupole vertiginose, prospettive ardite e luoghi capaci di raccontare il genio di un uomo che ha trasformato l’architettura in visione. Ed è proprio da questa idea di viaggio culturale diffuso che nasce la Rete Antonelliana, il progetto promosso dalla Regione Piemonte e presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino durante l’incontro “Rete Antonelliana. Cultura che unisce – L’architetto e i suoi luoghi”.

Non un semplice itinerario artistico, ma una vera infrastruttura culturale pensata per collegare territori, comunità e identità attraverso l’eredità di Alessandro Antonelli, l’architetto simbolo del Piemonte e autore di capolavori iconici come la Mole Antonelliana e la Basilica di San Gaudenzio a Novara. Un progetto che trasforma il patrimonio diffuso in una narrazione contemporanea, capace di parlare di turismo, innovazione e appartenenza.

Nata nel marzo 2026 su impulso dell’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Marina Chiarelli, in collaborazione con Abbonamento Musei, la Rete Antonelliana coinvolge amministrazioni locali, istituzioni culturali e realtà territoriali accomunate dal desiderio di valorizzare le opere e le tracce lasciate dall’architetto piemontese.

Il risultato è una mappa emozionale che attraversa il territorio regionale e invita il visitatore a guardare il Piemonte con occhi nuovi: non soltanto come destinazione culturale, ma come racconto diffuso di bellezza, identità e memoria condivisa.

L’incontro ospitato all’Arena Piemonte del Salone del Libro ha visto la partecipazione, oltre che dell’assessore Marina Chiarelli, della direttrice di Abbonamento Musei Simona Ricci, del direttore della Fondazione Circolo dei lettori Giuseppe Culicchia, dell’architetto e paesaggista Benedetto Camerana, insieme ai sindaci e ai rappresentanti dei comuni coinvolti nella rete. A moderare l’appuntamento, la giornalista Patrizia Barsotti.

«La Rete Antonelliana nasce da una visione politica chiara: trasformare un patrimonio diffuso in un sistema culturale capace di unire territori e comunità attraverso un’identità comune», ha dichiarato Marina Chiarelli. «La nostra volontà è costruire un progetto stabile e riconoscibile, capace di creare un vero brand culturale territoriale che identifichi Antonelli con il Piemonte».

Ed è proprio questo il cuore del progetto: fare della cultura uno strumento di connessione e sviluppo, capace di generare nuove opportunità per il turismo e per le comunità locali. Perché i luoghi antonelliani non rappresentano soltanto testimonianze architettoniche, ma frammenti di un racconto collettivo che attraversa città, province e paesaggi.

«Al  Salone Internazionale del Libro non abbiamo celebrato solo i suoi capolavori, ma un modo nuovo di fare cultura: un’alleanza tra istituzioni e comunità che parla direttamente alle persone e mette al centro la valorizzazione del territorio», ha aggiunto Simona Ricci.

Accanto agli eventi culturali, la Rete Antonelliana prevede itinerari tematici, contenuti digitali, attività di promozione territoriale e percorsi dedicati anche alle scuole e alle nuove generazioni, con l’obiettivo di costruire una relazione viva e contemporanea con il patrimonio.

Per il turismo culturale italiano si tratta di un progetto destinato a lasciare il segno: un invito elegante e visionario a scoprire il Piemonte attraverso le opere di uno dei suoi protagonisti più straordinari, trasformando l’architettura in esperienza, i territori in racconto e la memoria in futuro.

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